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IL
CARBONCINO
Disegnare
con il carboncino è la tecnica artistica più antica che si conosca;
risale alla preistoria, quando gli uomini primitivi ricoprivano
le pareti delle caverne con disegni, per lo più animali, realizzati
con pezzi di legno carbonizzati.
Il carboncino è infatti un “gessetto” di carbone vegetale costituito
da sottili rami di legno leggero e poroso, per lo più di salice
o di vite, che vengono bruciati senza però raggiungere la combustione
completa (in passato si bruciava la fusaggine, oggi difficilmente
reperibile).
Viene da sempre utilizzato come mezzo d’espressione autonomo o
intermedio per disegnare su tela, tavola e carta. Divenne per
Daumier strumento d’elezione per caustici disegni dedicati alla
vita quotidiana nella Parigi della seconda metà dell’Ottocento,
usato per disegnare direttamente o per campiture sopra il disegno,
ammorbidite con pennellate d’acqua, o con sovrapposizione di tratti
o con velatura ad inchiostro di china. Fu impiegato da Millet
e associato ad altri mezzi da Degas, Renoir, Toulouse-Lautrec;
da Cézanne per schizzi preliminari.
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| Paul
Cézanne - Due studi del figlio dell'artista |
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Oltre
ai bastoncini, sono reperibili in commercio le più “comode”
matite di carboncino, costituite da un legante e finissima polvere
di carbone pressata, rivestite da un involucro in legno.
Per i miei disegni ho utilizzato anche matite conté (il
nome deriva da chi le mise a punto, Conté, a fine Settecento),
che sono una via di mezzo fra i conosciuti pastelli e il carboncino.
In particolare ci tengo a sottolineare l’impiego della conté
color sanguigna, che amo perché si presta ad una gamma
di sfumature calde e morbidissime.
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| Georges
Seurat - Ritratto di Paul Signac |
| Il
termine “sanguigna” deriva da “sangue”, poiché questa “materia”
da disegno richiama il colore del sangue: un rosso non squillante
ma pieno, dalla persistenza durevole e dalla completa affidabilità
evocativa. Ricavata dall’ematite (una varietà dell’ossido di ferro),
essa ha assunto un ruolo specifico – come strumento e come tecnica
– nell’ambito del disegno agli albori del Rinascimento, anche
se già in precedenza ne erano note le possibilità d’impiego. Ancora
lungo la prima metà del Novecento è stata usata elettivamente,
insieme con il carboncino nel disegno anatomico. |
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| Leonardo
da Vinci - Autoritratto - (sanguigna) |
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| LA
TECNICA DEL CARBONCINO |
| Occorre
della tela o della carta preferibilmente ruvida, gomma-pane,
fissativo spray e ovviamente il carboncino. E’ bene disegnare
su di un piano inclinato, cosicché la polvere che si forma naturalmente
usando il carboncino, cada a terra a mano a mano, senza sporcare
il disegno. Si possono tracciare segni semplici o incrociati,
o sfumare con il dito delle zone uniformandole, o utilizzare
altri mezzi come un batuffolo di cotone, stracci, ecc. per rendere
vaporoso lo sfondo. Le lumeggiature (gli schiarimenti, le sfumature)
si effettuano con gomma dura, gomma pane, creta o tempera bianca.
Quando si usano le matite-carboncino, non bisogna dimenticare
che il tratto è più
difficile da cancellare rispetto ai gessetti, per cui è necessario
lasciare subito bianca la carta in corrispondenza dei colpi
di luce. Un’altra differenza è l’intensità del nero, più forte
per le matite. E’ consigliabile, una volta terminato il lavoro,
fissarlo da una certa distanza con uno spray apposito, oppure
con gomma arabica, resine e alcool, affinché rimanga intatto
e non si sporchi toccandolo. |
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